DONCHEV SUONA BEETHOVEN - INTEGRALE SONATE BEETHOVEN - ADDIO AL SETTECENTO IV RECITAL

DONCHEV SUONA BEETHOVEN - INTEGRALE SONATE BEETHOVEN - ADDIO AL SETTECENTO IV RECITAL

CONCERTI ORO - MALIBRAN CLASSICA

sabato 21 marzo 2026 ore 21,15
Altidona - Accademia Malibran - Sala Colonna, Via Po 12
DONCHEV suona BEETHOVEN
4° Concerto dell’integrale delle sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven
ADDIO AL SETTECENTO
Recital del pianista Ivan Donchev Artist in residence
Musiche di Beethoven
Le note di sala sono a cura dello storico della musica Paolo Peretti
Presenta Alessandra Callarà Team Accademia Malibran

Ingresso €15,00
Info e prenotazioni 338.8219079
Biglietteria aperta da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Accesso consentito anche senza prenotazione, fino a esaurimento posti.

Dopo il concerto seguirà un brindisi nella Sala Malibran, avremo il piacere di assaggiare i pregiati vini esclusivi dell'Accademia Malibran: CANTATRICE E GUARRACINO un rosso e un bianco con i quali brindare in compagnia dell'artista, omaggiando un’icona romantica del Belcanto a cui l’Accademia è dedicata: Maria Malibran.
I vini saranno accompagnati dagli squisiti AMARETTI DELLA VALDASO di Altidona.


Programma
 
Ludwig van Beethoven (Bonn il 16 dicembre 1770 - Vienna il 26 marzo 1827 )

Sonata per pianoforte n. 8 in do minore, op. 13 "Patetica"
(1798)
Grave
Allegro di molto e con brio
Adagio cantabile (la bemolle maggiore)
Rondò. Allegro


Sonata per pianoforte n. 11 in si bemolle maggiore, op. 22 (1800)
Allegro con brio
Adagio con molta espressione (mi bemolle maggiore)
Minuetto
Rondò. Allegretto

Sonata per pianoforte n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26 "Marcia funebre" (1801)
Tema con variazioni. Andante
Scherzo. Allegro molto (fa minore)
Marcia funebre sulla morte d'un eroe (la bemolle minore)
Allegro



Fotografia Crevida Adriano Parenti

 

 

Le tre sonate nn. 8, 11 e 12 (Op. 13, 22 e 26) di Beethoven

Il programma del quarto concerto del ciclo sonatistico beethoveniano del M.° Donchev, intitolato “Addio al Settecento”, comprende tre sonate pubblicate tra 1798 e 1801 da vari editori di Vienna e Lipsia (donde il titolo, che dunque non ha bisogno di ulteriori commenti). La più famosa e conosciuta è certamente l’Op. 13 detta “Patetica”. I dedicatari dei vari brani sono, per la prima e terza sonata, il principe Lichnowsky, per la seconda il conte Browne.

Sonata n. 8, Op. 13 “Pathétique” in Do min.

L’appellativo di “Pathétique”, originariamente in francese, fu sicuramente voluto o perlomeno ratificato dal compositore stesso, sia per la tonalità di impianto (Do minore) che in Beethoven assume sempre drammatici tratti di “pathos”, sia per il particolare clima dell’intera sonata.
Essa consiste di tre movimenti (senza il Minuetto/Scherzo), il primo dei quali (Allegro di molto e con brio) è introdotto da un’introduzione lenta, accordale e puntata (Grave), che si stempera poi quasi in un recitativo. Proprio quest’ultima, nel primo movimento della sonata, viene ad assumere – se così si può dire – un ruolo ancora più pregnante e significativo di una semplice introduzione perché ricompare, benché in forma abbreviata e sempre variata, altre due volte, quasi a scandire il movimento nelle sue parti costitutive interne, precisamente dopo la seconda ripetizione dell’esposizione, a precedere lo sviluppo, ed alla fine di esso, prima della fulminante ripresa finale del primo tema. I due temi principali del primo movimento si presentano inoltre in rapporto tonalmente anomalo tra loro, perché il primo (in Do min. e decisamente ritmico), presupporrebbe il secondo, più cantabile, in Mib maggiore mentre esso è dato in Mib min., con una più “patetica” inflessione che riconquista il maggiore solo nella coda dell’esposizione. Anche la sua ripresa avviene con un’eccezione tonale, mostrandosi al IV grado di Do (Fa min.) anziché in tonica.
Il secondo movimento (Adagio cantabile, 2/4, Lab magg.) è in forma di Lied variato. Anche la melodia-base di questo tempo, cantabile e serena, risulta ben conosciuta – almeno nella sua parte iniziale – al più vasto pubblico, seguita poi in modo molto fluido da due variazioni, che si risolvono specialmente nell’accompagnamento.
Il terzo e ultimo movimento è un Rondò (Allegro) in tempo tagliato, che torna al Do min. di impianto, ma senza tratti patetici particolarmente accentuati. Nella sua linearità contrappuntistica, infatti, sembra ammiccare indietro al più composto Settecento illuministico che alla “carica” romantica da “Sturm und drang” del primo movimento.

Sonata n. 11, Op. 22 in Sib magg.

Meno avanzata della sperimentale e innovativa “Patetica” per linguaggio e contenuti, questa sonata sembra voler tornare a certi modelli haydniani, non priva inoltre di velleità virtuosistiche. Anche il Minuetto, che compare regolarmente al terzo posto, recupera stilemi settecenteschi. Nel complesso, la sonata costituisce un brillante e impegnativo pezzo da concerto, tutto beethoveniano.
Il primo movimento, “Allegro con brio” in forma sonata, presenta i due temi nel rapporto tonale per essi convenzionalmente previsto: in Sib il primo, costruito sulla scansione melodica ascendente delle note dell’accordo maggiore del tono d’impianto; dopo il solito ponte modulante e in Fa magg., sua dominante, il secondo tema, che risente invece di echi accordali di fanfara. Lo sviluppo comincia sullo spunto iniziale del primo tema e, per sua natura modulante, conduce fino alla ripresa, anch’essa conforme alle regole sonatistiche.
Il secondo tempo è la pagina senz’altro più ispirata della sonata: un “Adagio con molta espressione” in Mib magg. (IV grado di Sib), nel cullante ritmo di 9/8, complessivamente tripartito: A-B-A’. La melodia quasi di serenata, e come tale dolce e fiorita, è inizialmente accompagnata da una scansione… chitarristica di accordi, che si scioglie solo alla fine della sezione centrale (quella armonicamente più movimentata), prima della ripresa variata della parte A.
Il Minuetto costituente il terzo movimento, come già anticipato, riprende convenzionalmente i tratti della danza settecentesca stilizzata. Nel Trio centrale, ambientato in minore, le quartine ininterrotte di semicrome che passano dalla mano sinistra alla destra, non possono non richiamare alla memoria dell’ascoltare un passo della celebre “Marcia turca” di una sonata pianistica di Mozart.
Il Rondò (Allegretto, in tempo binario) rappresenta il movimento finale, e chiude in bellezza la sonata. Il ritornello in Sib, che si ripete quattro volte ma sempre abilmente variato in qualche suo elemento per quanto il tema sia ben riconoscibile, incornicia gli episodi compresi tra le sue periodiche comparse, uno dei quali – il secondo – tocca più cupe tonalità minori che però non disturbano più del necessario lo svolgimento della pagina, che resta di fondo brillante ed ottimistica.

Sonata n. 12, Op. 26 in Lab magg.

Si tratta di una “Grande sonata” (così definita da B.) quadripartita ma per molti versi strutturalmente anomala in quanto, come vedremo, incomincia non con il solito Allegro in forma sonata, ma con un Andante trattato come tema con variazioni, accoglie poi uno Scherzo al secondo movimento e introduce (per la prima e unica volta nel “corpus” sonatistico beethoveniano) una marcia funebre al terzo posto mentre normalmente il tempo lento si pone al secondo, e infine termina con un ampio quarto movimento in forma di Rondò.
Il tema su cui è basato il primo movimento è una garbata melodia ternaria di 34 battute in Lab magg., dalla regolare costruzione tripartita (A-B-A’), alla quale fanno séguito cinque variazioni che, per quanto giocate sull’elemento ritmico interno, non ne sconvolgono mai l’impostazione di fondo. In Lab min. la terza variazione, mentre alla quinta ed ultima viene aggiunta una coda (con una nuova melodia) che chiude il movimento.
Al secondo posto, lo Scherzo (Allegro molto, 3/4, Lab magg.), vivace e spigliato, formalmente organizzato con lo schema ternario del Minuetto, con modulazione al Reb magg. (IV grado) nel Trio.
Il terzo tempo (Maestoso andante, C, Lab min.), come già detto, è una marcia funebre che reca l’enigmatica specificazione “sulla morte d’un Eroe” dettata da B. stesso. Sapendo che, dopo qualche anno, egli avrebbe scritto la Terza Sinfonia, detta “Eroica” (in origine concepita in onore di Napoleone, benché poi il riferimento a Bonaparte sia stato annullato dal compositore) comprendente una grande Marcia funebre come tempo lento, il collegamento per noi viene spontaneo, a prescindere da chi poi effettivamente possa incarnare l’anonimo “Eroe” beethoveniano, che potrebbe essere anche una figura ideale o simbolica (magari ispirata al mito greco, come Prometeo, il titano che sfidò Zeus per donare il fuoco agli uomini e promuoverne la civiltà, cui B. dedicò le musiche di un balletto poi riprese sempre nella Terza Sinfonia). La nostra marcia funebre, pur essendo destinata alla sola tastiera pianistica, contiene già gli spunti timbrici per una non improbabile orchestrazione. Infatti, nell’alternanza tra la tonalità minore e maggiore d’impianto, tipica del genere (anche la marcia funebre della Terza alterna Do min. e magg.), possiamo intuire – in alcuni precisi punti della sezione centrale in maggiore – il rullo dei tamburi, velati da un panno per attutirne il suono, e gli squilli di tromba. Così infatti B. avrebbe orchestrato la stessa marcia, riprendendola (trasposta in Si min.) nelle musiche di scena per il dramma “Leonore Prohaska” di Duncker, rappresentato nel 1815. Dopo questo singolare caso, per avere un’altra sonata pianistica con Marcia funebre inclusa bisognerà attendere la seconda di Chopin (composta tra 1837 e 1839), che certo si riallaccia al precedente beethoveniano.
L’ultimo movimento (Allegretto, 2/4, Lab magg.) è in forma di Rondò, il cui tema-ritornello è esposto quattro volte alternato a tre episodi intermedi. Il tutto articolato su un veloce procedere ritmico di quartine di semicrome che, distribuite tra le due mani, conferiscono al brano un carattere quasi di moto perpetuo. Esso si acqueta solo nelle ultime battute, e viene così a concludere – in pianissimo – non solo questo movimento ma tutta la singolare sonata.

Paolo Peretti

 


Fotografia Crevida Adriano Parenti

Ivan Donchev

Nato nella città di Burgas (Bulgaria) nel 1981, intraprende lo studio del pianoforte all’età di cinque anni con Julia Nenova e dopo tre anni tiene il suo primo recital solistico. A dodici anni vince il 1°premio al Concorso Nazionale “Svetoslav Obretenov” e debutta con l’Orchestra Filarmonica di Burgas. Nel 1996 è finalista al Concorso EMCY di Dublino.

Ivan si pone all’attenzione di pubblico e critica internazionali a soli 16 anni, quando vince il 1° premio al Concorso di Musica Austro-Tedesca a Burgas, cui segue il debutto alla “Gasteig Saal” di Monaco di Baviera. Subito dopo si afferma al II Concorso Internazionale “Carl Filtsch” in Romania, dove ottiene il prestigioso Premio “Chopin” offerto dall’omonima società di Darmstadt con Menzione Speciale per una sua composizione.

Ivan Donchev è regolarmente invitato a suonare in Europa, Russia, Stati Uniti e Asia. Tiene concerti alla Merkin Hall di New York, al Conservatorio Ciajkowskij di Mosca, alla Geumanrae Hall di Seoul, alla Boesendorfer Saall di Vienna, per la Società Chopin di Darmstadt, alla Holst Hall di Londra, alla Bulgaria Hall di Sofia e poi ancora a Berlino, Oslo, Varsavia e in molte città della Corea del Sud e del Giappone.

Partecipa ai maggiori Festival europei, tra cui Festival de Radio France e La Folle Journée in Francia, Seiler Klavier Festival in Germania, Krakow Piano Festival in Polonia, Apollonia Music Festival in Bulgaria.

In Italia tiene concerti a Milano (Sala Verdi per la Società dei concerti; Università Bocconi per Kawai in concerto), Roma (per la IUC e la Filarmonica Romana), Bologna (Fondazione Liszt), Firenze (Orsanmichele), Napoli (Festival Concerti di Primavera), Messina (Sala Laudamo), Taranto (Teatro Orfeo), ad Osimo Piano Festival (Teatro La Nuova Fenice), Civitanova Piano Festival (Teatro Annibal Caro), e per il Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Suona regolarmente con orchestre internazionali, tra cui New York Festival Orchestra, Yucatàn Symphony Orchestra, Plovdiv Philharmonic, Burgas Philharmonic, Kronstadt Philharmoniker, Pleven Philharmonic, Nis Symphony Orchestra, Pazardzhik Symphony Orchestra, Jeonju Philharmonic, Solisti di Zagabria, Bryansk Symphony Orchestra, Roma Tre Orchestra, Orchestra Sinfonica Rossini, Filarmonica Marchigiana, Orchestra Sinfonica di Bari, Orchestra ICO della Magna Grecia, Orchestra da Camera Fiorentina e altre ancora. Collabora con direttori d’orchestra quali Nayden Todorov, Daniel Schweizer, Hideaki Hirai, David Crescenzi, Fabrizio Da Ros, Michel Brousseau, Amaury Du Closel, Juan Carlos Lomónaco, Guem No-Sang, Anton Shaburov, Yordan Dafov, Ivan Kojuharov, Svilen Simeonov, Grigor Palikarov, Stefano Trasimeni, Piero Romano, Giuseppe Lanzetta, Luigi Di Fornzo, Daniele Iafrate, Ilku Lee, Sunay Muratov, Ivaylo Krinchev.

In Italia, dove risiede dal 2000, Ivan vince i concorsi Città di Stresa, Gran Prize Ecomusic (Monopoli, 2000), Premio SEILER (Palermo, 2001), Migliori Diplomati (Castrocaro, 2003), Premio Sergio Fiorentino (Morcone, 2004), Premio Pianistico Giuseppe Terracciano (Giffoni, 2005). L’esecuzione a 19 anni della Sonata in Si min. di Liszt gli vale il Premio Speciale al Conc. Pian. Europeo a Villafranca Tirrena. Nel 2008 vince il XVIII Concorso Società Umanitaria di Milano (Premio assegnatogli all’unanimità da una giuria presieduta dal M° Marcello Abbado).

Incide l’integrale dei concerti di Ciajkowskij e, in prima mondiale, il Quadro sinfonico concertante di Vito Palumbo, a lui dedicato. I suoi dischi sono pubblicati da Rai Trade, Sheva Collection e Gega New. Le sue registrazioni sono trasmesse da Radio France, Radio Classica, Radio Vaticana, Radio3, Radio e TV Nazionale Bulgara. La registrazione con il violinista Ivo Stankov delle sonate di Beethoven riceve il 5 stars award della rivista britannica Musical Opinion. Nel 2017 pubblica il CD “Live in Montpellier”, registrazione del concerto tenuto al Festival de Radio France, giudicato dalla critica come il recital più interessante del Festival.

Con la violinista Annabelle Berthomé-Reynolds incide per MUSO le 6 sonate di Grazyna Bacewicz in collaborazione con il Centro Europeo Penderecki in Polonia e il loro disco riceve 4 stars della rivista BBC Music Magazine.

Ivan Donchev è invitato nelle giurie di concorsi internazionali (Arcangelo Speranza, Premio Accademia, Viktor Merzhanov Competition, Concorso Andrea Baldi) e molti suoi allievi sono premiati in ambito internazionale (Premio Venezia, Premio Clivis, Osimo Piano Competition e altri).

Ivan Donchev ha compiuto gli studi con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte (con Valerio Premuroso), Musica da camera (con Roberto Galletto) e Pianoforte Jazz (con Piero Cusato). Ha seguito masterclass e si è ulteriormente formato con eminenti musicisti quali A. Kurtev, P. Pollice, W.Krafft, F. Di Cesare, B. Noev, B.Bloch, K.Bogino, V.Balzani, E.Wirsaladze, C.Rosen, W. G. Naborè.

Fondamentale è stato il pluriennale perfezionamento con Aldo Ciccolini dal quale riceve il premio “Sorrento Classica” e con il quale è stato invitato a suonare nella formazione di piano duo al Festival de Fenetrange in Francia.

Nel 2022 risulta vincitore di un Assegno di ricerca per il Dottorato (phd) in Discipline musicali dell’Accademia Nazionale di Plovdiv. Il tema della dissertazione è F. Busoni e le sue trascrizioni dei corali di Bach.

Vincitore del Concorso per esami e titoli, è Professore di pianoforte principale presso il Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia.

Ha tenuto masterclass al Conservatorio di Mosca, Brooklyn College di New York, Whitgift School a Londra, in Giappone ะต in Corea del Sud. Collabora come Docente con l’Accademia di Musica di Plovdiv.

Nel 2024 completa l’integrale delle 32 Sonate di Beethoven in 10 serate al Teatro comunale di Formello.

Fotografia Crevida Adriano Parenti


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