TRAME JAZZ  DUO Phil Markowitz pianoforte - Maurizio Giammarco sassofono

TRAME JAZZ DUO PHIL MARKOWITZ PIANOFORTE - MAURIZIO GIAMMARCO SASSOFONO

MALIBRAN JAZZ
in collaborazione con 


domenica 17 maggio 2026 ore 18,00
Altidona - Accademia Malibran - Sala Colonna, Via Po 12
TRAME JAZZ
DUO 
Phil MARKOWITZ, pianoforte
Maurizio GIAMMARCO, sassofono


Concerto in ricordo di Giorgio Ripani
Psichiatra legato al territorio fermano.
Apprezzato per il grande calore umano e per il costante impegno nello sviluppo della salute mentale di comunità nelle Marche.


Ingresso €15,00
Info e prenotazioni 338.8219079
Biglietteria aperta da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Accesso consentito anche senza prenotazione, fino a esaurimento posti.

Dopo il concerto seguirà un brindisi nella Sala Malibran, avremo il piacere di assaggiare i pregiati vini esclusivi dell'Accademia Malibran: CANTATRICE E GUARRACINO un rosso e un bianco con i quali brindare in compagnia degli artisti, omaggiando un’icona romantica del Belcanto a cui l’Accademia è dedicata: Maria Malibran. I vini saranno accompagnati dagli squisiti AMARETTI DELLA VALDASO di Altidona.


Phil Markowitz & Maurizio Giammarco, nati entrambi del 1952 a un mese di distanza, sono due jazzisti affini per riferimenti e intenti artistici. Hanno guidato per otto anni un quartetto stabile con Piero Leveratto e Fabrizio Sferra: gruppo espressosi compiutamente nell'eccellente CD "7+8" (uscito nel 2001 per la francese Night Bird).
Formatisi musicalmente negli anni Sessanta e Settanta, indimenticabili anni di grande fermento creativo, sia Markowitz che Giammarco hanno infatti condiviso un percorso analogo: primi passi in gruppi crossover, esperienze con maestri storici del Jazz, escursioni verso forme radicali d’improvvisazione, contaminazioni jazz-rock, raggiungendo infine una propria identità, anche dal punto di vista compositivo, capace di interpretare la tradizione e il proprio passato musicale alla luce degli ultimi sviluppi idiomatici del jazz.
Due importanti figure in particolare hanno avuto un ruolo di primo piano nella carriera di entrambi i musicisti: Chet Baker (frequentato da entrambi tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80), e Dave Liebman, con il quale Markowitz, in particolare, ha collaborato stabilmente dai primi anni '90 (oltre dieci dischi) fino ai Saxophone Summit (gruppo nel quale ha militato per un periodo anche il compianto Michael Brecker).

Il concerto propone una selezione di originali e qualche classico del jazz, nella condivisione di un idioma decisamente aggiornato, ma sempre ancorato ai suoi principali elementi costitutivi e ai suoi riferimenti storici.



PHIL MARKOWITZ

Phil comincia a suonare il piano a quattro anni e a comporre a otto. Mentre si sta per diplomare all'Eastman School of Music il suo trio "Petrus" viene selezionato a livello nazionale per il Newport Jazz Festival del'73 come miglior nuovo gruppo. Riceve più tardi riconoscimenti anche dal National Endowment for the Arts ('83, '94) e dal New York Foundation for the Arts ('84 e '96). La sua carriera abbraccia ormai cinque decadi di collaborazioni prestigiose, con musicisti quali Chet Baker (quattro anni e sei dischi), la Mel Lewis Orchestra (quattro anni), Lionel Hampton, Joe Williams, Joe Chambers, Phil Woods, Miroslav Vitous, Al Di Meola, Nick Brignola, Jack Wilkins e i Brecker Brothers, Yoko Ono, Dave Liebman (moltissimi dischi) e Bob Mintzer (una decina di dischi), più interminabili altre collaborazioni saltuarie. Attualmente dirige un duo, trio e quartetto col violinista Zach Brock.
Fra i suoi lavori discografici si ricordano: In The Woods, Taxi Ride (dove Phil incontra nuovamente Toots Thielemans, che aveva registrato "Sno Peas" con Bill Evans nel suo Affinity), e i recenti Perpetuity, Catalysis, Stratus and Solo Live in Rome (registrato all’Auditorium di Roma). Da molti anni docente stabile presso la Manhattan School Of Music, Phil collabora tuttora come "artist in residence" presso i più importanti istituti musicali statunitensi ed europei.
philmarkowitzjazz.com

Citazioni di scrittori e artisti su Phil Markowitz
“Phil è uno dei pianisti più sensibili, lirici e creativi di tutti i tempi.” Chet Baker

“Una voce unica nel jazz contemporaneo.” Ira Gitler

“Un’immaginazione brillante… Ha forgiato un proprio, affascinante marchio di individualità.”Herb Wong, Jazz Educator’s Journal

“Un grande pianista e compositore.” Phil Woods

“Phil è uno dei migliori musicisti che abbia mai conosciuto… un abile improvvisatore, compositore e arrangiatore, e una grande risorsa.” Dave Liebman

“Assoli costruiti con attenzione… una serie di progetti immaginativi.”Mike Joyce, The Washington Post

“Phil Markowitz è un musicista che conosco da 25 anni. Lo ammiro molto, ha molto da insegnarmi.”Toots Thielemans

“Phil presenta interpretazioni con un’impronta indelebilmente unica di una nuova forza creativa… Sono un fan di Phil Markowitz. Lo diventerai anche tu.” Barney McGuire, 5/4 Magazine

“Un virtuoso del jazz.”Barbara Delatiner, The New York Times

“Creativo e importante… squisitamente eclettico.”Stan Soocher, Musician Magazine

“Un pianista meraviglioso.” Maurice Cullaz, Jazz Hot Magazine, Parigi

“Focoso e sensibile…”Matt Radz, Montreal Star

“Brani intensi, vivaci e piacevoli all’ascolto.”Nancy Anne Lee, JazzTimes

“Musica inventiva e lirica… una voce originale diversa da tutte le altre.”Jack Gardener, Rochester Democrat-Chronicle

“Jazz intelligente e swingante da un pianista maestro.”Mike Haid, Cincinnati Star

“Suona con una tecnica che conferma il suo impressionante curriculum.” Dave McElfresh, Jazz Now Magazine


 

MAURIZIO GIAMMARCO
Figura di primo piano nelle vicende del Jazz italiano fin dai primi anni '70 (come attesta anche la prestigiosa Biographical Encyclopedia of Jazz di Leonard Feather & Ira Gitler), Maurizio Giammarco si è imposto come solista di sax, prolifico compositore e leader di gruppi storici: da Lingomania (considerato il gruppo italiano di jazz più importante degli anni '80), alla Parco Della Musica Jazz Orchestra (PMJO), big band residente all'Auditorium di Roma e da lui diretta dal 2005 al 2010 in più di cento concerti con ospiti nazionali e internazionali. La sua attività spazia tuttora fra il mondo dei piccoli gruppi e le grandi formazioni. Profondo conoscitore di tutto il jazz storico ma con molte e varie esperienze anche in altri ambiti musicali, Giammarco ha raggiunto uno stile riconoscibile sia sul piano solistico che compositivo, frutto di una sintesi personale del proprio vissuto.
Ha suonato con moltissimi jazzmen di fama (più a lungo con Chet Baker, Lester Bowie, Dave Liebman, Phil Markowitz, Miroslav Vitous e altri), e con quasi tutti i più importanti musicisti italiani. I siuoi gruppi attuali sono il trio o quintetto Syncotribe e il “pianoless” quartet Rumours. Fra i suoi lavori discografici più recenti va segnalato anche Lights and Shades, registrato con V.Juris, J.Anderson e A.Nussbaum (2013). Svolge da anni attività didattica presso la Fondazione Siena Jazz. Ha composto e arrangiato musica per teatro, danza, cinema, cd roms, Jazz Orchestra, orchestra sinfonica e orchestra d'archi. E' autore di una monografia su Sonny Rollins (1996) e un libro di sue composizioni e trascrizioni é uscito per la Carish (2012). Ha diretto la rassegna Termoli Jazz Podium dal 2000 al 2006. E' presente in oltre cento registrazioni discografiche, di cui una ventina a suo nome.
mauriziogiammarco.it

 

Su Maurizio Giammarco

La critica, soprattutto nell’area di riferimento di Musica Jazz, tende a leggerlo come un musicista che ha contribuito a spostare il baricentro del jazz italiano da una dimensione imitativa a una più autonoma e strutturata, in cui la tradizione afroamericana non è mai semplice citazione, ma materia viva da rielaborare. In questo senso, il suo lavoro viene spesso associato a un’idea di jazz europeo inteso non come distanza stilistica, ma come consapevolezza compositiva.

Allo stesso tempo, nei contesti radiofonici e istituzionali come quelli di RAI Radio3, la sua figura emerge come quella di un sassofonista che unisce precisione e profondità espressiva, con un controllo del suono che non separa mai improvvisazione e pensiero musicale. Non solo interprete, ma costruttore di forma.

Per i musicisti che hanno lavorato con lui, soprattutto nell’esperienza di gruppi come Lingomania, Giammarco rappresenta una presenza propulsiva: un leader che ha saputo orientare una stagione di forte apertura del jazz italiano verso una dimensione internazionale, senza perdere identità.

Nel complesso, la sua carriera viene letta come l’esito di una sintesi tra due tensioni: da un lato la libertà improvvisativa e il linguaggio afroamericano, dall’altro la costruzione formale e la sensibilità compositiva di matrice europea. È in questo equilibrio che la critica e gli artisti individuano la sua cifra più distintiva.





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