DONCHEV SUONA BEETHOVEN - INTEGRALE SONATE BEETHOVEN - LA SCOPERTA DEL DRAMMA MUSICALE  III RECITAL

DONCHEV SUONA BEETHOVEN - INTEGRALE SONATE BEETHOVEN - LA SCOPERTA DEL DRAMMA MUSICALE III RECITAL

In collaborazione con 


CONCERTI ORO - MALIBRAN CLASSICA 
lunedì 8 dicembre ore ore 17,30
Altidona - Accademia Malibran - Sala Colonna, Via Po 12
DONCHEV suona BEETHOVEN 

Recital del pianista Ivan Donchev - Artist in residence
3° Concerto dell’integrale delle sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven

LA SCOPERTA DEL DRAMMA MUSICALE
Opus 10: Tre sonate (1798)
• Sonata per pianoforte n. 5 in do minore, op. 10 n. 1
• Sonata per pianoforte n. 6 in fa maggiore, op. 10 n. 2
• Sonata per pianoforte n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3
Musiche di Beethoven
Note di sala a cura dello storico della musica Paolo Peretti

Ingresso €15,00
Info e prenotazioni 338.8219079
La biglietteria è aperta a partire da un'ora prima dell'inizio dello spettacolo. Il biglietto può essere acquistato di persona in sede. È possibile accedere al concerto anche senza prenotazione, compatibilmente con i posti ancora disponibili in sala.

Dopo il concerto seguirà un brindisi nella Sala Malibran, avremo il piacere di assaggiare i pregiati vini esclusivi dell'Accademia Malibran: CANTATRICE E GUARRACINO un rosso e un bianco con i quali brindare in compagnia dell'artista, omaggiando un’icona romantica del Belcanto a cui l’Accademia è dedicata: Maria Malibran. I vini saranno accompagnati dagli squisiti AMARETTI DELLA VALDASO di Altidona.

Programma 

Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)


Opus 10: Tre sonate (1798)

• Sonata per pianoforte n. 5 in do minore, op. 10 n. 1
Allegro molto e con brio
Adagio molto (la bemolle maggiore)
Prestissimo

• Sonata per pianoforte n. 6 in fa maggiore, op. 10 n. 2
Allegro
Allegretto (fa minore)
Presto

• Sonata per pianoforte n. 7 in re maggiore, op. 10 n. 3
Presto
Largo e mesto (re minore)
Minuetto. Allegro
Rondò. Allegro


(Fotografia CREVIDA Adriano Parenti - Accademia Malibran)

Ivan Donchev
è stato definito da Aldo Ciccolini “artista di eccezionali qualità tecniche e musicali” e dalla critica internazionale come “raffinato”(Qobuz Magazine), “pieno di temperamento” (Darmstadter Echo), dotato di “tecnica impeccabile e incredibile capacità di emozionare” (Il Cittadino).

 

La scoperta del dramma musicale
Le tre Sonate (nn. 5, 6, 7) dell’Op. 10 di Beethoven

Il programma del terzo concerto del ciclo sonatistico beethoveniano del M.° Donchev, da lui intitolato “La scoperta del dramma musicale” (sotto ne spiegherò il perché), prevede l’esecuzione delle tre sonate dell’Op. 10. Questi brani furono composti dal 1795 al 1798 e in quest’ultimo anno pubblicati dall’editore Eder di Vienna con dedica alla contessa von Browne, moglie di uno dei protettori aristocratici del compositore. Esse costituiscono i “pannelli” di un nuovo trittico che, analogamente a quello artisticamente assai più acerbo dell’Op. 2, si compone di una prima sonata in modo minore e delle rimanenti in maggiore, tutte positivamente recensite nelle gazzette musicali viennesi dell’epoca. L’impianto della prima è in Do min., tonalità tragica per eccellenza di B. (Quinta Sinfonia, ouverture Coriolano, ecc.), che nel ciclo pianistico anticipa la più famosa “Patetica” che verrà di lì a poco (compresa nel prossimo concerto), con la quale presenta anche altre analogie. Quanto a struttura formale generale, invece, si hanno due sonate tripartite (senza il Minuetto), le prime due (benché la seconda presenti una soluzione di compromesso), mentre la terza lo reintroduce i una sonata complessivamente quadripartita.
Ecco ora la mia interpretazione del titolo di questo concerto. La locuzione “dramma musicale” richiama inevitabilmente il teatro d’opera, genere presente nel catalogo di B. con un solo esempio: il Singspiel in tedesco “Fidelio ovvero L’amore coniugale”, composto – in tre tormentate versioni – nei primissimi anni dell’Ottocento. Se è vero che B., a differenza di Mozart, non ha avuto una felice esperienza del mondo dell’opera lirica, ciò non significa che egli non abbia comunque esplorato la “dialettica psicologica” tipica dei caratteri dei personaggi operistici in altri generi, come nella musica puramente strumentale, sinfonica (sinfonie e concerti) e cameristica (sonate, trii, quartetti, ecc.), dove i singoli temi musicali acquisiscono essi stessi il ruolo di veri e propri personaggi simbolici, ciascuno con un suo ben delineato profilo espressivo. Ed è proprio nelle sonate pianistiche, comprese quelle di stasera, che si può individuare uno dei più vasti territori di sperimentazione della dialettica interna – particolarmente cara a B. – dei due temi caratterizzanti la forma sonata, il primo fortemente deciso e ritmico, il secondo cantabile e dolce, quasi a stabilire un contrasto tra elemento maschile e femminile che perciò rende “drammatica” la pagina: a certa musica, infatti, come a certe epoche, risulta estraneo e inapplicabile il moderno concetto della “parità di genere”!

Sonata n. 5, Op. 10/1
La sonata inizia con un “Allegro molto e con brio” in tempo ternario e forma sonata: il primo tema è in Do min. (tonalità d’impianto), fortemente drammatico e costituito da un “gesto” ascendente attraverso un rapido e nervoso ritmo puntato. La transizione dal primo al secondo tema, una melodia cantabile accompagnata dal basso albertino in Mib (relativa magg.), avviene dopo una pausa generale attraverso una frase pacata di natura polifonica in Lab, che anticipa così la tonalità del secondo movimento. Il secondo tema dell’esposizione si conclude in Mib con una coda che riprende l’elemento ritmico puntato del primo tema. Lo sviluppo si apre con lo stesso elemento e poi introduce un tema proprio. La ripresa è regolare per il primo tema ma avviene sul quarto grado per il secondo, in un Fa magg. che solo in séguito volge al minore, per infine chiudersi alla tonica.
Il secondo movimento (Adagio molto, 3/4, Lab magg.) è in forma di cavatina bipartita con breve coda: la prima parte, caratterizzata da due temi principali, è divisa dalla sua ripresa solo da un accordo di settima di dominante. Si tratta di un’ampia pagina dalle melodie affettuose e ricche di abbellimenti, variate con fioriture melodiche e moduli di accompagnamento diversi ogni volta che esse si ripresentano..
Nel movimento finale (Prestissimo, C tagliato, Do min.), che – secondo Charles Rosen – presenta un carattere “spigoloso e violento”, ritorna la forma sonata, ma particolarmente concisa perché tra primo e secondo tema dell’esposizione non c’è più il ponte modulante, e si passa direttamente dal Do min. al Mib. Dopo un serrato quanto breve sviluppo modulante sul primo tema, la ripresa avviene regolarmente, con il secondo tema anch’esso in Do magg./min, tonalità che rimane declinata al maggiore pure nella coda finale.

Sonata n. 6, Op. 10/2
Se la prima sonata mostrava un carattere prevalentemente serioso non senza richiami alla sonata K 457 di Mozart, questa in Fa magg. è invece giocosa, pervasa di una grazia quasi rococò e venata – soprattutto nei tempi estremi – di una sottile ironia che ricorda l’umorismo di Haydn. Nel primo movimento (Allegro in ritmo binario), infatti, i due temi principali non presentano un contrasto così accentuato come nella prima sonata, ma sono entrambi leggeri e scherzosi, ciascuno nel tono richiesto dalla “regola”: in Fa maggiore il primo e in Do il secondo, collegati tra loro da un duttile ponte che modula alla dominante in maniera quasi insensibile. Una cellula ritmico-melodica importante è presente nella coda dell’esposizione, abbastanza sviluppata nel complesso del movimento. Lo sviluppo avviene principalmente su elementi della coda dell’esposizione, volgendo al Re min., e si conclude con una falsa ripresa in un tono lontano, cioè in Re magg., che viene a costituire un’inaspettata sorpresa armonica; poi la ripetizione in pianissimo di un frammento del tema ci riporta in Fa, la tonalità “giusta” nella quale ricompare anche il secondo tema. Il primo movimento finisce con la coda nel tono d’impianto.
In questa sonata manca un vero e proprio movimento lento e, al secondo posto, abbiamo una curiosa soluzione di compromesso, ovvero un Allegretto in tempo ternario modulante dal Fa min. al Lab magg. con la struttura formale di un minuetto con Trio. La prima parte, articolata nelle consuete frasi a domanda e risposta, ha un tema di prevalente natura imitativa, mentre il Trio, in Reb magg., che funge anche da sviluppo, è soprattutto accordale-omoritmico, non senza forti accenti sincopati. La ripresa del Minuetto conclude la pagina.
Il terzo e ultimo movimento è un travolgente Presto in ritmo binario. Il tema principale, una breve cellula ascendente di crome ribattute sui gradi dell’accordo di Fa, viene sfruttato in maniera contrappuntistica come a dar luogo a un fugato: il brano, infatti, si presenta come una commistione alquanto libera tra fuga e forma sonata. L’andamento brillante della pagina non impedisce la ripresa di qualche tratto umoristico già evidenziato nel primo movimento.

Sonata n. 7, Op. 10/3
È la sonata più estesa della “terna” dell’Op. 10, articolata in quattro movimenti. Il primo, nella tonalità d’impianto di Re magg., non poteva che essere un’ampia pagina in forma sonata, resa ancora più incisiva dalla voluta accelerazione del ritmo agogico in Presto. I due temi dell’esposizione (il primo – in tonica – è costituito da quattro frasi e il secondo, dopo un ponte in Si min. che porta alla dominante, si presenta in La magg.) sono seguiti dallo sviluppo, che comincia su un frammento della coda dell’esposizione per poi, nella sua parte centrale, elaborare il primo tema nella tonalità di Sib magg., introdotta all’improvviso. La ripresa vede i temi dell’esposizione entrambi in tonica (Re magg.), mentre la coda finale amplia quella dell’esposizione.
Stando a una testimonianza di Schindler, amico e segretario di B., il secondo tempo (Largo e mesto, 6/8, Re min.) starebbe ad esprimere – come avrebbe detto lo stesso B. – la malinconia; addirittura, secondo il Lenz, su una copia di esso, B. avrebbe scritto la frase “La tomba della madre”. Vero o no che ciò sia, la pagina ha indubbiamente un accentuato carattere di mestizia, espresso subito dal tema iniziale in Re min., ricco di pathos nel suo singhiozzante espandersi verso l’acuto per poi ridiscendere al punto di partenza. Nel corso della vasta pagina si possono individuare almeno altri tre o quattro significativi temi, per lo più patetici e in tonalità minore, in consonanza con l’atmosfera mesta di tutto il movimento.
Il Minuetto (Allegro, 3/4), che ritrova il suo posto naturale come terzo movimento, è in Re magg. e rappresenta una specie di oasi distensiva nella sonata, rispetto ai movimenti precedenti e al finale. Il Trio in Sol magg. (quarto grado di Re) presenta uno scarno motivo di due note ascendenti (a vari intervalli) sopra un incessante accompagnamento di rapide terzine. La ripresa del Minuetto senza ritornelli, come prescrive espressamente B., completa lo schema tripartito della pagina. Qualcuno dice che il motivo del minuetto richiama quello di un inno della Rivoluzione francese; conoscendo le simpatie politiche di B., potrebbe non essere del tutto improbabile.
L’ultimo movimento è un Rondò (Allegro, C, Re magg.) in cui B. fa sfoggio delle sue capacità di improvvisatore, a detta della maggior parte dei critici. A mio parere invece, attraverso una pagina assai complessa sotto il profilo dell’elaborazione motivica, B. dà una grande lezione compositiva. Il tema del ritornello, caratterizzato nell’incipit da un inciso di tre crome ascendenti seguito da breve pausa (a rappresentare una sorta di ironica domanda), torna sei volte (più o meno completo o più o meno modificato nel profilo o nel tono, ma sempre ben riconoscibile) e racchiude, tra le sue periodiche ricomparse, cinque differenti episodi.

Paolo Peretti

 


(Fotografia CREVIDA Adriano Parenti - Accademia Malibran)

IVAN DONCHEV

Nato nella città di Burgas (Bulgaria) nel 1981, intraprende lo studio del pianoforte all’età di cinque anni con Julia Nenova e dopo tre anni tiene il suo primo recital solistico. A dodici anni vince il 1°premio al Concorso Nazionale “Svetoslav Obretenov” e debutta con l’Orchestra Filarmonica di Burgas. Nel 1996 è finalista al Concorso EMCY di Dublino.

 

Ivan si pone all’attenzione di pubblico e critica internazionali a soli 16 anni, quando vince il 1° premio al Concorso di Musica Austro-Tedesca a Burgas, cui segue il debutto alla “Gasteig Saal” di Monaco di Baviera. Subito dopo si afferma al II Concorso Internazionale “Carl Filtsch” in Romania, dove ottiene il prestigioso Premio “Chopin” offerto dall’omonima società di Darmstadt con Menzione Speciale per una sua composizione.

 

Ivan Donchev è regolarmente invitato a suonare in Europa, Russia, Stati Uniti e Asia. Tiene concerti alla Merkin Hall di New York, al Conservatorio Ciajkowskij di Mosca, alla Geumanrae Hall di Seoul, alla Boesendorfer Saall di Vienna, per la Società Chopin di Darmstadt, alla Holst Hall di Londra, alla Bulgaria Hall di Sofia e poi ancora a Berlino, Oslo, Varsavia e in molte città della Corea del Sud e del Giappone.

 

Partecipa ai maggiori Festival europei, tra cui Festival de Radio France e La Folle Journée in Francia, Seiler Klavier Festival in Germania, Krakow Piano Festival in Polonia, Apollonia Music Festival in Bulgaria.

 

In Italia tiene concerti a Milano (Sala Verdi per la Società dei concerti; Università Bocconi per Kawai in concerto), Roma (per la IUC e la Filarmonica Romana), Bologna (Fondazione Liszt), Firenze (Orsanmichele), Napoli (Festival Concerti di Primavera), Messina (Sala Laudamo), Taranto (Teatro Orfeo), ad Osimo Piano Festival (Teatro La Nuova Fenice), Civitanova Piano Festival (Teatro Annibal Caro), e per il Festival dei Due Mondi di Spoleto.

 

Suona regolarmente con orchestre internazionali, tra cui New York Festival Orchestra, Yucatàn Symphony Orchestra, Plovdiv Philharmonic, Burgas Philharmonic, Kronstadt Philharmoniker, Pleven Philharmonic, Nis Symphony Orchestra, Pazardzhik Symphony Orchestra, Jeonju Philharmonic, Solisti di Zagabria, Bryansk Symphony Orchestra, Roma Tre Orchestra, Orchestra Sinfonica Rossini, Filarmonica Marchigiana, Orchestra Sinfonica di Bari, Orchestra ICO della Magna Grecia, Orchestra da Camera Fiorentina e altre ancora.

 

Collabora con direttori d’orchestra quali Nayden Todorov, Daniel Schweizer, Hideaki Hirai, David Crescenzi, Fabrizio Da Ros, Michel Brousseau, Amaury Du Closel, Juan Carlos Lomónaco, Guem No-Sang, Anton Shaburov, Yordan Dafov, Ivan Kojuharov, Svilen Simeonov, Grigor Palikarov, Stefano Trasimeni, Piero Romano, Giuseppe Lanzetta, Luigi Di Fornzo, Daniele Iafrate, Ilku Lee, Sunay Muratov, Ivaylo Krinchev.

 

In Italia, dove risiede dal 2000, Ivan vince i concorsi Città di Stresa, Gran Prize Ecomusic (Monopoli, 2000), Premio SEILER (Palermo, 2001), Migliori Diplomati (Castrocaro, 2003), Premio Sergio Fiorentino (Morcone, 2004), Premio Pianistico Giuseppe Terracciano (Giffoni, 2005). L’esecuzione a 19 anni della Sonata in Si min. di Liszt gli vale il Premio Speciale al Conc. Pian. Europeo a Villafranca Tirrena. Nel 2008 vince il XVIII Concorso Società Umanitaria di Milano (Premio assegnatogli all’unanimità da una giuria presieduta dal M° Marcello Abbado).

 

Incide l’integrale dei concerti di Ciajkowskij e, in prima mondiale, il Quadro sinfonico concertante di Vito Palumbo, a lui dedicato. I suoi dischi sono pubblicati da Rai Trade, Sheva Collection e Gega New. Le sue registrazioni sono trasmesse da Radio France, Radio Classica, Radio Vaticana, Radio3, Radio e TV Nazionale Bulgara. La registrazione con il violinista Ivo Stankov delle sonate di Beethoven riceve il 5 stars award della rivista britannica Musical Opinion. Nel 2017 pubblica il CD “Live in Montpellier”, registrazione del concerto tenuto al Festival de Radio France, giudicato dalla critica come il recital più interessante del Festival.

 

Con la violinista Annabelle Berthomé-Reynolds incide per MUSO le 6 sonate di Grazyna Bacewicz in collaborazione con il Centro Europeo Penderecki in Polonia e il loro disco riceve 4 stars della rivista BBC Music Magazine.

 

Ivan Donchev è invitato nelle giurie di concorsi internazionali (Arcangelo Speranza, Premio Accademia, Viktor Merzhanov Competition, Concorso Andrea Baldi) e molti suoi allievi sono premiati in ambito internazionale (Premio Venezia, Premio Clivis, Osimo Piano Competition e altri).

 

Ivan Donchev ha compiuto gli studi con il massimo dei voti e la lode in Pianoforte (con Valerio Premuroso), Musica da camera (con Roberto Galletto) e Pianoforte Jazz (con Piero Cusato). Ha seguito masterclass e si è ulteriormente formato con eminenti musicisti quali A. Kurtev, P. Pollice, W.Krafft, F. Di Cesare, B. Noev, B.Bloch, K.Bogino, V.Balzani, E.Wirsaladze, C.Rosen, W. G. Naborè.

 

Fondamentale è stato il pluriennale perfezionamento con Aldo Ciccolini dal quale riceve il premio “Sorrento Classica” e con il quale è stato invitato a suonare nella formazione di piano duo al Festival de Fenetrange in Francia.

 

Nel 2022 risulta vincitore di un Assegno di ricerca per il Dottorato (phd) in Discipline musicali dell’Accademia Nazionale di Plovdiv. Il tema della dissertazione è F. Busoni e le sue trascrizioni dei corali di Bach.

 

Vincitore del Concorso per esami e titoli, è Professore di pianoforte principale presso il Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia.

 

Ha tenuto masterclass al Conservatorio di Mosca, Brooklyn College di New York, Whitgift School a Londra, in Giappone ะต in Corea del Sud. Collabora come Docente con l’Accademia di Musica di Plovdiv.

 

Nel 2024 completa l’integrale delle 32 Sonate di Beethoven in 10 serate al Teatro comunale di Formello.

 

 




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