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ENRICO PIERANUNZI SUONA E RACCONTA BILL EVANS
In collaborazione con ![]()
MALIBRAN JAZZ
domenica 12 aprile 2026 ore 18,00
Altidona - Accademia Malibran - Sala Colonna, Via Po 12
ENRICO PIERANUNZI suona e racconta BILL EVANS
Presentazione del libro
BILL EVANS
Ritratto d'artista con pianoforte
Una guida d’autore alla musica e all’anima di un gigante del jazz
Presenta Alessandra Callarà - Team Accademia Malibran
Ingresso €10,00
Info e prenotazioni 338.8219079
Biglietteria aperta da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.
Accesso consentito anche senza prenotazione, fino a esaurimento posti.
Dopo il concerto seguirà un brindisi nella Sala Malibran, avremo il piacere di assaggiare i pregiati vini esclusivi dell'Accademia Malibran: CANTATRICE E GUARRACINO un rosso e un bianco con i quali brindare in compagnia dell'artista, omaggiando un’icona romantica del Belcanto a cui l’Accademia è dedicata: Maria Malibran. I vini saranno accompagnati dagli squisiti AMARETTI DELLA VALDASO di Altidona.
In questa straordinaria conferenza–concerto, Enrico Pieranunzi, tra i protagonisti più apprezzati della scena jazz internazionale, rende omaggio a Bill Evans, icona del jazz moderno e tra i più grandi pianisti di tutti i tempi. Il suo stile nasce da anni di studio del jazz e della musica classica europea, con particolare attenzione al repertorio russo, tanto da meritargli il soprannome di “Chopin del jazz”. Tra narrazione, riflessione ed esecuzione dal vivo, Pieranunzi restituisce con eleganza e ricchezza timbrica le composizioni di Evans, offrendo un’esperienza unica dove virtuosismo, profondità interpretativa e racconto si fondono nel cuore pulsante del grande jazz.


Bill Evans
Ritratto d'artista con pianoforte
Questo libro non è una biografia, è un incontro. In Bill Evans il pianista Enrico Pieranunzi racconta con piglio di studioso e passione d’artista la vita e la musica di un gigante: la storia di un’esistenza straordinaria, consumata fra i tasti di un pianoforte. New York, 1959. Accanto a Miles Davis e a John Coltrane c’è un ragazzo bianco dai tratti efebici, gli occhiali dalla montatura spessa, la sigaretta sempre in bocca. Sono riuniti per dare vita a uno dei più celebrati album jazz di sempre, Kind of Blue, e di quell’incanto Bill Evans
rappresenta il motore e la grazia: il regista discreto che accompagna gli altri nella costruzione del capolavoro. Passano pochi anni e Evans siede al pianoforte del Village Vanguard, accanto a Scott LaFaro e Paul Motian. Un gruppo leggendario, che rivoluziona i tradizionali ruoli del piano trio: tre solisti che dialogano come un corpo musicale solo. La tragica morte di LaFaro pone una fine improvvisa a un esperimento musicale unico nel suo genere. Evans ammutolisce nel dolore, l’eroina arriva a lenire una depressione
profonda. Giunto a toccare il fondo, però, il pianista risorge come una fenice. Arrivano gli anni settanta, e la sua musica torna a brillare nel formato prediletto del trio, con partner quali Eddie Gomez, Marc Johnson, Marty Morell, e nelle collaborazioni con George Russell, Tony Bennett, Stan Getz. Lo si vede appesantito, sofferente, i capelli sempre più lunghi, il volto segnato, ma ancora capace di scorgere la luce in fondo alla notte. Di ricreare gioia, per tutti quanti; fino alla fine. In queste pagine, Pieranunzi riesce a restituire Bill Evans e la sua aura come improvvisando su una solida traccia, mescolando le sue impressioni di ascoltatore esperto alle testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha suonato con lui. Il risultato è un ritratto appassionato e rigoroso, un vero dialogo tra grandi musicisti.
Il Saggiatore

Enrico Pieranunzi
Nasce a Roma nel 1949. Pianista, compositore, arrangiatore, ha registrato più di 70 CD a suo nome spaziando dal piano solo al trio, dal duo al quintetto e collaborando, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron. Pluripremiato come miglior musicista italiano nel “Top Jazz”, annualmente indetto dalla rivista “Musica Jazz” (1989, 2003, 2008) e come miglior musicista europeo (Django d’Or, 1997) Pieranunzi ha portato la sua musica sui palcoscenici di tutto il mondo esibendosi nei più importanti festival internazionali, da Montreal a Copenaghen, da Berlino e Madrid a Tokyo, da Rio de Janeiro a Pechino.
A partire dal 1982 si è recato numerose volte negli Stati Uniti dando concerti in varie città tra cui New York, Boston, San Francisco. Di rilievo la sua partecipazione a Spoleto Festival Usa 2007 (Charleston, North Carolina) che ne ha voluto dare un ritratto completo proponendolo in concerti di piano solo, duo e trio. E’ l’unico musicista italiano di sempre ed uno dei pochissimi europei ad aver suonato e registrato più volte nello storico “Village Vanguard” di New York con Marc Johnson and Paul Motian (Camjazz, 2010). Proprio per il “Live at The Village Vanguard” con Marc Johnson e Paul Motian (Camjazz, 2010) gli è stato assegnato nel 2014 l'Echo Jazz Award - equivalente tedesco dello statunitense Grammy - come Best International Piano Player. La prestigiosa rivista americana “Down Beat” ha incluso il suo CD “Live in Paris”, in trio con Hein Van de Geyn e André Ceccarelli (Challenge), tra i migliori CD del decennio 2000/2010.
Ha composto diverse centinaia di brani, alcuni dei quali sono ormai veri e propri standard suonati e incisi da musicisti di tutto il mondo (“Night bird”, “Don’t forget the poet”, “Fellini’s waltz”).
E’ stato scritto di lui:
“Pieranunzi è un pianista di intenso lirismo, in grado di swingare con energia e freschezza e, nello stesso tempo, di non perdere mai la sua capacità poetica. La sua musica canta”.
(Nat Hentoff, 1990)
“Enrico Pieranunzi immette nuova linfa nel jazz contemporaneo”
(Ray Spencer, Jazz Journal International, 1992)
“Ricordate il suo nome, perdetevi nella sua musica”
(Josef Woodard, Jazz Times, 2000)
Bibliografia:
Ludovic Florin, Par-delà les clivages ou l’harmonie des contraires. Une approche de la musique d’Enrico Pieranunzi, tesi di dottorato presentata all’Université Paris-Sorbonne nel novembre 2009.
La tesi è consultabile online nel sito e-Sorbonne.
“Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza perché è sentimento, non parole.”
BILL EVANS













